Milano – Con l'arrivo dell'autunno si rinnova il consueto appuntamento con il cambio dell'ora. Se per noi umani si traduce spesso in un'ora in più di sonno nel weekend, per i nostri animali domestici il discorso è ben diverso. Loro non leggono gli orologi appesi alla parete, ma possiedono un sofisticatissimo orologio biologico interno che regola fame, sonno, bisogni fisiologici e attività quotidiane.
Per capire come questo microscopico "Jet Lag" influenzi la quotidianità e la psicologia dei nostri pet, abbiamo incontrato la Dott.ssa Manuela Michelazzi. La Dott.ssa Michelazzi vanta un profilo unico nel panorama italiano ed europeo: è Medico Veterinario Comportamentalista attivo presso AniCura Clinica Veterinaria San Siro ma è anche Direttore Sanitario del Parco Canile e Gattile del Comune di Milano, diplomata al College Europeo in Medicina Comportamentale (ECAWBM) e recentemente nominata nel prestigioso Animal Welfare Working Group della FVE (Federazione dei Veterinari Europei).
Grazie alla sua esperienza clinica e sul campo, la Dott.ssa Michelazzi ci aiuta a decodificare le reazioni dei nostri amici a quattro zampe e a mitigare gli effetti di questo passaggio temporale.
Domanda: Dottoressa, il mio cane non sa che ore sono, eppure alle 19:00 spaccate (ora vecchia) si siede davanti alla ciotola e inizia a piagnucolare. Come fa a essere così preciso e perché soffre il cambio d'ora?
Risposta: I cani e i gatti non associano il tempo a cifre numeriche, ma si basano su ritmi biologici endogeni, noti come ritmi circadiani. Questi ritmi sono influenzati dall'alternanza di luce e buio e, soprattutto, dalle routine che noi proprietari stabiliamo per loro. Per un animale domestico, la giornata è una sequenza di eventi prevedibili: la sveglia, la passeggiata, il pasto, il rientro del proprietario. Quando noi spostiamo improvvisamente l'orologio di un'ora indietro (passando all'ora solare), per noi la pappa viene servita alla solita ora di sempre (ad esempio le 19:00), ma per l'orologio biologico del cane sono già le 20:00. Il suo stomaco ha già iniziato a produrre succhi gastrici da un'ora, generando una reale sensazione di fame e di conseguenza una frustrazione o un'ansia da attesa che il cane manifesta attirando la nostra attenzione. Non è un capriccio, è una reale discrepanza biologica.
D: Con il cambio dell'orario, alcuni proprietari di gatti segnalano episodi di iperattività anche notturna. C'è una correlazione?
R: Assolutamente sì. I gatti sono animali crepuscolari per natura, il che significa che i loro picchi di attività biologica e di caccia si concentrano all'alba e al tramonto. Con l'introduzione dell'ora solare, il tramonto astronomico si sposta improvvisamente un'ora prima rispetto al nostro orologio sociale. Questo sfasamento altera il loro ciclo di sonno-veglia. Se il gatto era abituato a scaricare le sue energie nel tardo pomeriggio in coincidenza con il nostro rientro, ora quel momento si sovrappone a una fase di buio più anticipata. Il gatto accumula energia non scaricata che esplode nelle ore notturne con i classici "zoomies" o corse sfrenate. Inoltre, l'anticipo dell'alba biologica li spinge a svegliarsi (e a svegliarci) molto prima del solito richiamo della sveglia.
D: Anche i proprietari di cani hanno notato cambiamenti come un nervosismo durante le passeggiate pomeridiane. Può il buio improvviso influire sul loro comportamento?
R: Sì, l'aspetto ambientale ha un peso enorme. Con il passaggio all'ora solare, improvvisamente la passeggiata pomeridiana per esempio delle 17:30, che prima avveniva con la luce del crepuscolo, si svolge in condizioni di buio pesto. Per un cane la ridotta visibilità cambia la percezione degli stimoli ambientali. Cani più sensibili, ansiosi o non perfettamente socializzati possono sentirsi minacciati da ombre, rumori improvvisi o persone che compaiono dal buio che prima riuscivano a identificare chiaramente. Questo aumento dello stato di allerta (ipervigilanza) si traduce spesso in reazioni di paura o in comportamenti difensivi, come abbaiare o tirare maggiormente al guinzaglio. È fondamentale che il proprietario mantenga la calma, utilizzi una pettorina sicura e, se necessario, scelga percorsi più illuminati e familiari per i primi tempi.
D: Cosa possiamo fare noi proprietari per rendere questo passaggio meno traumatico? Dobbiamo cambiare le nostre abitudini di colpo?
R: Il segreto in medicina comportamentale è sempre la gradualità. Modificare gli orari di colpo da un giorno all'altro è ciò che destabilizza maggiormente l'organismo dei nostri pet. Il mio consiglio è di attuare una transizione morbida nei 4-5 giorni precedenti o successivi al cambio d'ora. Possiamo spostare gradualmente le attività principali del nostro animale (i pasti, le uscite per i bisogni, i momenti di gioco, …) di circa 10-15 minuti al giorno. In questo modo, l'orologio biologico del cane o del gatto si adatterà progressivamente al nuovo ritmo senza percepire lo sbalzo netto dell'ora intera. Inoltre, consiglio di arricchire l'ambiente domestico con giochi di attivazione mentale o masticativi durante le ore in cui l'animale potrebbe mostrare maggiore impazienza per il cibo, aiutandolo a canalizzare lo stress in modo costruttivo.
Il consiglio in più della Dottoressa
Al canile del Comune di Milano, dove ospitiamo molti animali con passati complessi o traumi alle spalle, osserviamo come la prevedibilità della routine sia il loro più grande fattore di rassicurazione. Anche a casa, mantenere inalterati i piccoli rituali (per esempio il modo in cui li salutiamo o le sequenze dei gesti prima di uscire), aiuta moltissimo a compensare lo sfasamento temporale.
Chi cura la mente del cane e del gatto?
Molto spesso, la risoluzione di un problema comportamentale richiede un vero e proprio lavoro di squadra in cui il Veterinario Comportamentalista imposta la diagnosi e la terapia, e l'Educatore (o l'Istruttore) affianca sul campo la famiglia per la parte pratica degli esercizi rieducativi. Vediamo in questo box le principali differenze fra le due figure professionali.
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🩺 Il Medico Veterinario Comportamentalista
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🦮 L'Educatore / Istruttore Cinofilo
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Chi è: Un laureato in Medicina Veterinaria che ha conseguito una specializzazione post-laurea o master in etologia applicata e benessere animale (e spesso diplomi europei come l'ECAWBM).
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Chi è: Un professionista della cinofilia che ha seguito corsi di formazione certificati (es. ENCI, APNEC, ecc.) focalizzati sulla comunicazione e l'apprendimento del cane.
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Di cosa si occupa: Diagnosi, diagnosi differenziale con eventuali patologie organiche, terapia delle patologie del comportamento (es. ansia da separazione, paure/fobie, disturbi compulsivi, aggressività intra e/o interspecifica patologica).
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Di cosa si occupa: Insegna le regole base della convivenza, l'educazione di base, la corretta socializzazione del cucciolo e supporta i proprietari nella gestione quotidiana del cane.
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La differenza chiave: Essendo un medico, è l'unico professionista autorizzato a effettuare una diagnosi clinica e a escludere che il problema comportamentale derivi da dolore fisico o malattie organiche. Se necessario, è autorizzato a prescrivere terapie farmacologiche integrate alla terapia riabilitativa.
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La differenza chiave: Non ha competenze mediche. Lavora sull'apprendimento di comportamenti desiderati e sull'educazione. Quando riscontra problemi comportamentali complessi, ha il dovere deontologico di indirizzare il proprietario a un medico veterinario comportamentalista.
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